La concubina di uno straniero

A causa dei ricorrenti problemi di salute, nel 2003 Izumi Matsumoto dovette rinunciare suo malgrado alla pubblicazione di un’opera dedicata a Okichi Saito, la concubina del primo console americano in Giappone.

Okichi nacque nel dicembre del 1841 in un piccolo villaggio di pescatori presso la città di Shimoda. Trascorse la sua infanzia all’insegna delle privazioni, poiché di origini molto umili, ma questo non le impedì di sviluppare un carattere estroverso e generoso. All’età di 12 anni la sua bellezza era ormai traboccante e il padre, nella speranza di un futuro promettente, la portò in una casa per giovani geishe, affinché venisse educata al mestiere. Okichi implorò suo padre di liberarla, perché il suo unico desiderio era quello di sposarsi e di avere tanti figli.

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La cassiera

Nelle ultime settimane tutte le volte che sono stato in fila alla Conad ho visto una cassiera che mi ricordava qualcuno. Probabilmente un’attrice che non riuscivo a mettere a fuoco, tanto per cambiare. Oggi finalmente mentre pagavo ho avuto una specie di illuminazione: Anya Taylor-Joy, l’attrice dallo sguardo penetrante che ha fatto The Witch, Split e altre belle cose.
Ero talmente in estasi per essermi levato quel nome dalla punta della lingua che non ho potuto fare a meno di dirglielo. Soltanto dopo mi sono reso conto che “Mi ricordi un’attrice famosa” è una delle frasi più imbarazzanti e banali per attaccare bottone con una ragazza. E anche se non era quella la mia intenzione, è così che mi sono sentito.
Ora esiste un solo modo per levarmi di dosso questa sgradevole sensazione: trovare al più presto Anya Taylor-Joy e dirle che mi ricorda una cassiera della Conad. Quel che si dice quadratura.

Il saltaragno

Un giorno alla TV vidi la pubblicità del gioco da tavolo più perverso mai creato: il saltaragno. Era come l’allegro chirurgo, ma invece che rimuovere ossa e organi dal corpo di un paziente, bisognava liberare gli insetti da una ragnatela magnetica che, se toccata, faceva saltare sul tabellone uno spaventoso ragno di gomma piuma. Non ero un grande appassionato di giochi da tavolo, ma il saltaragno faceva leva sulla mia paura più profonda e irrazionale. Ogni volta che guardavo lo spot alla TV era come se il saltaragno mi schiaffeggiasse col suo guanto e sentivo che sottrarsi alla sfida sarebbe stato da codardi.

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Coincidenze

Stanotte ho fatto un sogno. Stavo viaggiando in macchina sul sedile posteriore e, guardando attraverso il lunotto, mi sono accorto di un furgone che ci seguiva. Seduto sul furgone, accanto al guidatore, c’era Paolo Villaggio, che a sua volta guardava verso di me. E mentre lo osservavo, apprendevo che proprio in quel momento stava girando un film in cui non sarebbe stato né Fracchia, né Fantozzi, ma semplicemente lui. Mi sono chiesto allora come sarebbe stato Paolo Villaggio senza le maschere che interpreta di solito, ma poi mi sono ricordato che qualche film in cui era sé stesso l’aveva già fatto. Così, tra me e me ho pensato: «Ma sì, se la caverà anche stavolta». A quel punto mi sono voltato e il sogno è proseguito senza di lui.

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La via del sesamo

Ho cominciato a leggere i manga nel 1994. Ho assistito all’avvento di questo bellissimo fenomeno in Italia, mi ci sono immerso completamente e ne sono venuto fuori soltanto quando le tasche mi si sono svuotate. Ancora oggi cerco di recuperare quei titoli che per un motivo o per un altro non ho potuto acquistare da ragazzo. Ho conosciuto autori e opere di rara bellezza che porto ancora nel cuore e che di tanto in tanto mi piace riprendere in mano. E quando parlo di manga il primo nome che mi viene in mente è quello di Izumi Matsumoto.

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Gatti nella notte: capitolo tre

Marco guardò l’ora sul display dello smartphone per la terza volta e sbuffò visibilmente irritato. Da quando Giulio si era messo insieme a Laura era diventato noioso e inaffidabile. Mancava gli appuntamenti e passava il tempo a parlare di lei e dei loro problemi di coppia, come se tutto il mondo girasse intorno a loro. Si sentiva trascurato dal suo migliore amico. E poi c’era stato quel sogno che non riusciva a togliersi dalla testa. Non aveva mai pensato a Laura in quel modo e avrebbe preferito continuare a non farlo.
Una volante dei carabinieri svoltò l’angolo all’improvviso e gli sfrecciò davanti a sirene spiegate. Marco seguì la vettura con lo sguardo fino a quando non uscì dal suo campo visivo.
«Uno di questi giorni verranno per me», pensò.

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Gatti nella notte: capitolo due

Laura spalancò la porta di casa e vide sua madre accovacciata davanti al forno.
«Sono tornata» disse gettando a terra lo zaino coi libri di scuola. Non ottenne risposta e pensò fosse meglio non insistere. Quando la madre cucinava era capace di estraniarsi dal mondo, al punto che se le fosse passata davanti coi capelli tinti di rosa non se ne sarebbe accorta.
Fece le scale di corsa, si chiuse in camera e diede un’occhiata allo smartphone: Facebook, WhatsApp, Messenger… Giulio sembrava svanito nel nulla. Non si era fatto sentire per tutto il week end e quella mattina era stato assente da scuola.
«Forse è meglio così» pensò Laura lasciandosi cadere sul letto, «tanto è solo uno stupido».

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